La prima stesura l'abbiamo nel 1820 e in un anno compone ben 20 delle 24 operette. La prima pubblicazione invece l'abbiamo nel 1827, dove viene pubblicata anche l'edizione dei promessi sposi, che avra successo enorme. Quella di leopardi verrà criticato, c'è un dissenso e anche un disinteresse da parte dei contemporanei per questa opera. Vengono accolte con disprezzo, perché portano idee lontane dalla morale cattolica. Le edizioni successive del 34 fino al 45 verranno curate dall'amico ranieri e raggiungono il numero totale di 24. Sono postume perchè Leopardi muore nel 37. Nel 1850 viene messa all'indice, cioè la chiesa la ritiene immorale e viene inserita nell'interno dei libri proibiti per le tematiche. Il titolo è ambiguo perché operette si rifa all'opera ossia a un opera filosofica, però il fatto di chiamarle con il diminutivo operette vuol dire che quasi in maniera ironica non si prende sul serio. È ironico perché rifiuta la sistemicita del pensiero filosofico. Quindi il titolo ci dà già l'intento ironico dell'opera, che c'era in già in Luciano e si distacca dallo schematico della filosofia. Lopera quindi è composta da questi che sono 24 dialoghi di personaggi avvolte fittizi avvolte reali, ma i personaggi non vengono contestualizzati in un contesto storico. I personaggi, sul palcosceno, emergono al diffuori di qualsiasi contesto storico. Personaggi come Galileo Galilei, vengono privati del loro contesto storico, perché non devono rappresentare il personaggio ma l'idea. Alcuni personaggi sono portavoce del personaggio di leopardi. C'è un intento pedagogico, vuole portare una nuova morale laica che sia spoglia di qualsiasi illusione. Vuole portare una nuova morale su cui basarsi. Quindi bisogna spogliarsi di tutte le illusioni.
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Operette morali L'opera in prosa di leopardi è costituita dall'operette morali, che sono le opere filosofiche di leopardi e dallo zibaldone. Mentre i canti sono opere in poesia. All'interno si ha un pensiero filosofico con una matrice laica. Leopardi anche in quest'opera ha un iter cioè ha più stesure. Sappiamo che nella sua vita abbiamo la conversione dal bello al vero. Quindi alla filosofia si accentua quello che è il suo pessimismo nato dalle sue delusioni come quello del viaggio a Roma, dove aveva moltissime aspettative che invece si rivela una delusione perche roma è una citta grezza, ancora arretrata. E incomincia a pensare a un progetto che possa scuotere la patria, quindi un progetto che abbia un'utilita etica, che trasmetta una nuova morale. Perché lui vuole scuotere attraverso questo nuovo sistema di valori la patria. I suoi modelli sono: • Luciano di samosata, è autore greco che aveva scritto dialoghi dei morti ed i dialoghi dei marini. Che con l'ironia prendeva in giro i costumi del tempo. Diventw il punto di riferimento per quanto riguarda l'ironia. • Platone con il dialogo platonico. • La matrice petrarchesca c'è sempre.
L’infinito Fa parte degli idilli di Leopardi. Questa lirica rappresenta l’apice della poetica del vago e dell’infinita. Venne compostaa nel 1819, è una delle opere più note perché in essa Leopardi riesce attraverso il finito a rendere l’idea di infinito. Il concetto dell’infinito lo abbiamo con l’Io del poeta che seduto immobile con la visuale impedita da una siepe incomincia a viaggiare con spazi e tempi infiniti, l’immaginazione e il piacere che si prova in essa è dato proprio dall'aver precluso quello che c'è oltre. Questo è un piacere che noi possiamo definire positivo, infatti il naufragio è dolce. Questa lirica influenzerà moltissimo la poesia del 900 infatti Ungaretti chiamerà la sua seconda edizione della sua raccolta Allegria di Naufragi. Quindi il naufragar di Leopardi tornerà nella letteratura italiana con questo nuovo ossimoro, naufragar che per leopardi è dolce mentre ora abbiamo il naufrago allegro. Anche metricamente la lirica si compone di una sola strofa da 15 versi. Il numero canonico del sonetto 12 viene superato anche metricamente Leopardi cerca di darci l'idea di infinito attraverso la metrica. Altri elementi che ci danno l’idea di infinito sono: vocali, il prevalere delle a, vocali aperte, parole lunghe sovraumani che allargano la lirica. Inoltre c’è l'uso dell'enjabement, quindi il verso che non si conclude nel suo spazio natura da l’idea di infinito. L’io si immerge nell’immaginazione e inizia a fantasticare. Non abbiamo ancora la canzone leopardiana, ma siamo ancora in un pessimismo storico.
Queste operette mettono in luce il nudo vero cioè la filosofia, che seppur dolorosa mette in luce la verità. Svela gli inganni, e un inganno è quello del proprio secolo. tristano e leopardi sono la stessa persona, perché entrambi inattuali. Sceglie il Tristano che si rifà al Tristano e Isotta, dove molto spesso viene rappresentato un tristano molto sconsolato e malinconico. Malinconico perché solo e solo perché non viene compreso dagli altri. All'interno compare un terzo elemento, di solito i dialoghi sono tra due personaggi quindi questo è particolare, cioè il libro che viene considerato proprio un terzo elemento. Il libro è un oggetto di contesa tra i due. Alcuni critici hanno visto in questo libro le stesse operette morali di Leopardi. Libro è un libro anonimo che parla di filosofia. L'amico è l'uomo comune, quindi crede nel progresso e nelle masse, che rifiuta il libro. Quindi c’è una condanna ai giornali. Reputa la specie umana qualcosa di perfetto, si parla di antropocentrismo. Ma interviene con interventi scarni e spogli. Nel dialogo abbiamo due modi di interloquire differenti, da una parte una retorica asciutta e inquisitoria, mentre dall’altra il filosofo ha un tipo di retorica differente fatta di ironia, con argomentazioni ampie. Viene ribaltata la querelle, cioè la disputa tra antichi e moderni, perché leopardi afferma in quest’opera la superiorità dei moderni con un sarcasmo così feroce da distruggerne la stessa superiorità. Tristano finge di cambiare idea, accoglie il punto di vista del amico ma fa notare come sia errato e si arriva alla sua conclusione.
Queste operette mettono in luce il nudo vero cioè la filosofia, che seppur dolorosa mette in luce la verità. Svela gli inganni, e un inganno è quello del proprio secolo. tristano e leopardi sono la stessa persona, perché entrambi inattuali. Sceglie il Tristano che si rifà al Tristano e Isotta, dove molto spesso viene rappresentato un tristano molto sconsolato e malinconico. Malinconico perché solo e solo perché non viene compreso dagli altri. All'interno compare un terzo elemento, di solito i dialoghi sono tra due personaggi quindi questo è particolare, cioè il libro che viene considerato proprio un terzo elemento. Il libro è un oggetto di contesa tra i due. Alcuni critici hanno visto in questo libro le stesse operette morali di Leopardi. Libro è un libro anonimo che parla di filosofia. L'amico è l'uomo comune, quindi crede nel progresso e nelle masse, che rifiuta il libro. Quindi c’è una condanna ai giornali. Reputa la specie umana qualcosa di perfetto, si parla di antropocentrismo. Ma interviene con interventi scarni e spogli. Nel dialogo abbiamo due modi di interloquire differenti, da una parte una retorica asciutta e inquisitoria, mentre dall’altra il filosofo ha un tipo di retorica differente fatta di ironia, con argomentazioni ampie. Viene ribaltata la querelle, cioè la disputa tra antichi e moderni, perché leopardi afferma in quest’opera la superiorità dei moderni con un sarcasmo così feroce da distruggerne la stessa superiorità. Tristano finge di cambiare idea, accoglie il punto di vista del amico ma fa notare come sia errato e si arriva alla sua conclusione.
Dialogo di Tristano e un amico In questa operetta il tema principale è quello dell’ironia nei confronti dell’ottimismo del suo secolo. leopardi cerca attraverso l’ironia di mostrare delle verità. Quest’operetta viene composta nel 1832, fa parte delle operette in una seconda battuta, la prima è nel 27 mentre le altre vengono pubblicate postume dall’amico Ranieri. Le tematiche sono: l'ottimismo ottocento che viene preso di mira da Tristano, che rappresenta le idee di Leopardi, le sue idee sono inattuali nel periodo in cui vive perché lui è in contrasto con il secolo in cui vive. All’inizio il protagonista Tristano viene definito triste e malinconico, e mette in discussione il proprio pensiero. Tristano rappresenta un alterego di leopardi mette in discussione tutte le sue idee attraverso una tecnica che è la palinodia, cioè una ritrattazione, quindi svuota le certezze del secolo. all’inizio il protagonista cerca di accettare le idee del secolo, ma con la tecnica svuota le certezze che faceva finta di credere. Ma così fa sì che si metta a nudo la falsità dell'ottimismo del 800. Alla fine arriva alla conclusione che la filosofia da una parte è dolorosa ma dall’altra è vera, che è una degli assiomi dell’operette morali.
Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere Nelle operette morali una delle tematiche è quella del piacere. Tema che parte nelle operette morali e viene declinato poi nelle due canzoni del piacere. Qui abbiamo l’idea che il piacere è nell'attesa, quindi nel futuro, ma poi quando il futuro diventa presente ci sono noia e tristezza. È un opera in prosa. Nei dialoghi ci sono sia personaggi noti, ossia ben conosciuti, ma anche personaggi bendati. Ma tutti i personaggi non possono essere contestualizzarti. Anche in questa operetta non riusciamo a trova un luogo o un tempo. Operetta che viene composta nel 32, a firenze e fa parte delle quattro operette che vengono aggiunte successivamente perché il numero principale era di 20 che aveva scritto nel 24. E dal momento che è così breve e il dialogo così serrato, molti hanno pensato che inizialmente fosse destinato a essere pubblicata su una rivista e poi inserita nelle operette. All'interno abbiamo un incontro occasionale tra due personaggi, da una parte un venditore di almanacchi che rappresenta l’uomo comune. Questi due personaggi, a differenza delle altre operette, non sono legati, dialogano ma non hanno un rapporto amicizia, ne conoscenza. E poi dall’altra il filosofo, passeggere che ha la conoscenza, in grado di provocare riflessioni, e il filosofo cerca di far riflettere l'uomo comune che è privo di cultura, crede senza usare la ragione e al centro un argomento banale: l’attesa del nuovo anno e il desiderio che l’accompagna. Lo sfondo è quello di una cittadina, che non ha uno sfondo preciso. z
Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere Nelle operette morali una delle tematiche è quella del piacere. Tema che parte nelle operette morali e viene declinato poi nelle due canzoni del piacere. Qui abbiamo l’idea che il piacere è nell'attesa, quindi nel futuro, ma poi quando il futuro diventa presente ci sono noia e tristezza. È un opera in prosa. Nei dialoghi ci sono sia personaggi noti, ossia ben conosciuti, ma anche personaggi bendati. Ma tutti i personaggi non possono essere contestualizzarti. Anche in questa operetta non riusciamo a trova un luogo o un tempo. Operetta che viene composta nel 32, a firenze e fa parte delle quattro operette che vengono aggiunte successivamente perché il numero principale era di 20 che aveva scritto nel 24. E dal momento che è così breve e il dialogo così serrato, molti hanno pensato che inizialmente fosse destinato a essere pubblicata su una rivista e poi inserita nelle operette. All'interno abbiamo un incontro occasionale tra due personaggi, da una parte un venditore di almanacchi che rappresenta l’uomo comune. Questi due personaggi, a differenza delle altre operette, non sono legati, dialogano ma non hanno un rapporto amicizia, ne conoscenza. E poi dall’altra il filosofo, passeggere che ha la conoscenza, in grado di provocare riflessioni, e il filosofo cerca di far riflettere l'uomo comune che è privo di cultura, crede senza usare la ragione e al centro un argomento banale: l’attesa del nuovo anno e il desiderio che l’accompagna. Lo sfondo è quello di una cittadina, che non ha uno sfondo preciso.
. E all'interno della lirica ci saranno delle rimembranze delle antiche civiltà distrutte ad esempio Pompei, Ercolano. Secondo alcuni critici, il pessimismo viene superato in quanto nella Ginestra abbiamo l'idea del social catena, ossia l'umanità deve essere unita e quindi deve mettere da parte l'orgoglio per coalizzarsi per andare contro il vero nemico la natura. Mentre per altri il pessimismo ce ancora. Anche la Ginestra che comunque sembra aver meno pessimismo, comunque il pessimismo c'è, ad asempio nella visione antropocentrica che l'uomo aveva di se. Titolo: Ginestra o fiore del deserto. La ginestra è la protagonista che diventa quasi un simbolo, fiore del deserto, fiore perchè? Perche leopardi vuole mettere in evidenza la forza cromatica, il suo profumo che nonostante il suo essere fiore umile resiste in zone impervie. Ginestre --> fiori gialli che vivono sulle appendici dei vulcani. A fiore viene associata la parola deserto perche vive in queste zone. È una canzone libera leopardiana quindi sono stanze di lunghezze diverse in un periodare ampio.
La Ginestra È la lirica che chiude i canti, che rappresenta una sorta di epilogo ideale. La compone tra il 36-37. Nel 37 muore leopardi, infatti l'opera verrà inserita all'interno dei canti nell'edizione postuma, quindi quella del 1815. Quando la scrive ha anche problemi alla vista, infatti viene scritta da Ranieri, e poi viene inserita nell'edizione postuma della 45. È una lirica particolare, rappresenta l'epilogo quindi l'evoluzione del pensiero leopardiano. Innanzitutto è particolare per la lunghezza. Sono 317 versi che si snodano in maniera unitaria e circolare. Perché la Ginestra incomincia con la prima strofa in cui la protagonista è la ginestra e si chiude con la ginestra. Questo perchè l'idea di fondo di questa lirica è la contrapposizione della natura da una parte e la fragilità rappresentata dalla Ginestra dall'altra parte. Quindi abbiamo una contrapposizione tra natura, la forza restrittiva e la fragilita rappresentata dalla ginestra (che sarebbe il modo in cui si deve comportare l'uomo). Inoltre all'interno della lirica vi è una dura requisitoria (attacco) al suo secolo che leopardi chiama "secol superbo e sciocco". Perche non si rendono conto della forza distruttiva della natura, perche il tempo travolge ogni cosa. Quindi l'ottimismo che contraddistingue il secolo, il progresso è nullo perché la natura è capace di distruggere qualsiasi civiltà.
Un organigramma per una divisione aziendale che vede un responsabile di divisione, un coordinatore ufficio amministrativo/back office, un coordinatore per magazzino e officina. Poi c'è un gruppo di tecnici ortopedici e un gruppo di tecnico di prodotto (commerciale). i tecnici ortopedici e il gruppo tecnico di prodotto rispondono direttamente al responsabile di divisone, mentre il gruppo officina risponde al coordinatore ma a livello tecnico ad uno dei tecnici di prodotto
I modelli e la lingua, Bisogna trovare una lingua in prosa che si adatti alle sue opere. Ad esempio per il lessico, nonostante lui utilizzi la prosa cerca sempre di usare una sorta di stile elevato per cercare di avere una sorta di vivacita colloquiale. Nei canti, soprattutto quello del passeggere, è un dialogo colloquiare, chiarolo e limpido. Cerca di avitare termini scuri e complessi. Perché sono dialoghi, ed essi devono essere chiari e comprensibili, all'interno utilizza la trovata di spirito. Leopardi crea un nuovo tipo di prosa filosofica letteraria. I suoi modelli per questo sono Galilei, Voltaire, Ariosto. Ariosto per quanto riguarda l'ironia. Galilei e Voltaire per la lingua. Anche Petrarca con un linguaggio elevato ma non eccessivamente elevato quindi medio. Le tematiche all'interno delle operette morali. Pr cui poi l'opera è stata tacciata di immoralità. Sono: • Infelicità, impossibilità di conciliare ciò che la natura ha creato e la felicità dell'uomo. • Morte, tema ricorrente, tema del suicidio. Tema della moda e della morte. Moda è effimera, che cambia, non dura per rappresentare la morte. Entrambe agiscono per distruggere l'uomo. Leopardi condanna la moda francese, del 700, quindi c'è anche una critica alla società. • Differenze della natura, la natura è una divinita indifferente. Dialogo della natura e di un islandese. • Piacere e noia, piacere è un illusione, passato e futuro mai presente quindi ho solo piacere nell'aspettative passate. Dialogo di un almanacchi e di un passeggere. • I Miti del progresso e dell'ottimismo vengono disaccrati. Quindi c'è la distruzione sistematica di progresso, scienza, gloria.
La ragione è lunico strumento per scoprire il vero filosofico, l'arido vero è la reale condizione umana, ho le illusioni ma con la scienza riesco a far cadere l'inganno e a raggiungere la reale condizione umana. Vediamo come il pensiero di leopardi si snoda anche attraverso il pensiero filosofico anche in maniera diversa da prima dalla poesia, si passa dal bello al vero, la poesia era alla ricerca del bello con l'immaginazione, con le operette morali la poesia non puo più essere strumento per veicolare ed allora diventa la prosa. Il suo obiettivo non è più la ricerca del bello con vago e indefinito ma del vero attraverso la ragione. Nelle invece poesie pisano recanatesi abbiamo una evoluzione, dove la filosofia entra nelle poesia. Riesce ad unire le due cose, ma in questo periodo, delle operette morali, è un periodo di aridità e di silenzio poetico, la poesia non può più dare quegli strumenti, quindi ha bisogno della prosa e della filosofia. Leopardi scegli il riso e l'ironia come strumento per veicolare questa nuova morale. Anche questo ha un valore ambivalente, da una parte ha un valore dissacratoria, cioe scardinare tutto ciò che è passato attraverso a tutte quelle certezze passate e rivelare agli uomini la realtà. Però anche consolatoria, consolo in quanto lironia allieava l'animo, attraverso il piacere estetico il lettore si sente un po consolato.
Quella di leopardi verrà criticato, c'è un dissenso e anche un disinteresse da parte dei contemporanei per questa opera. Vengono accolte con disprezzo, perché portano idee lontane dalla morale cattolica. Le edizioni successive del 34 fino al 45 verranno curate dall'amico ranieri e raggiungono il numero totale di 24. Sono postume perchè Leopardi muore nel 37. Nel 1850 viene messa all'indice, cioè la chiesa la ritiene immorale e viene inserita nell'interno dei libri proibiti per le tematiche. Il titolo è ambiguo perché operette si rifa all'opera ossia a un opera filosofica, però il fatto di chiamarle con il diminutivo operette vuol dire che quasi in maniera ironica non si prende sul serio. È ironico perché rifiuta la sistemicita del pensiero filosofico. Quindi il titolo ci dà già l'intento ironico dell'opera, che c'era in già in Luciano e si distacca dallo schematico della filosofia. Lopera quindi è composta da questi che sono 24 dialoghi di personaggi avvolte fittizi avvolte reali, ma i personaggi non vengono contestualizzati in un contesto storico. I personaggi, sul palcosceno, emergono al diffuori di qualsiasi contesto storico. Personaggi come Galileo Galilei, vengono privati del loro contesto storico, perché non devono rappresentare il personaggio ma l'idea. Alcuni personaggi sono portavoce del personaggio di leopardi. C'è un intento pedagogico, vuole portare una nuova morale laica che sia spoglia di qualsiasi illusione. Vuole portare una nuova morale su cui basarsi. Quindi bisogna spogliarsi di tutte le illusioni. Perché se da una parte la ragione osserva tutto in maniera scientifica, Leopardi dice che la ragione è ambivalente perché da una parte distrugge le illusioni,ma è anche l'unico strumento per fondare una nuova consapevolezza laica. La ragione è importante perche permette all'uomo di fondare una nuova consapevolezza laica.
Quella di leopardi verrà criticato, c'è un dissenso e anche un disinteresse da parte dei contemporanei per questa opera. Vengono accolte con disprezzo, perché portano idee lontane dalla morale cattolica. Le edizioni successive del 34 fino al 45 verranno curate dall'amico ranieri e raggiungono il numero totale di 24. Sono postume perchè Leopardi muore nel 37. Nel 1850 viene messa all'indice, cioè la chiesa la ritiene immorale e viene inserita nell'interno dei libri proibiti per le tematiche. Il titolo è ambiguo perché operette si rifa all'opera ossia a un opera filosofica, però il fatto di chiamarle con il diminutivo operette vuol dire che quasi in maniera ironica non si prende sul serio. È ironico perché rifiuta la sistemicita del pensiero filosofico. Quindi il titolo ci dà già l'intento ironico dell'opera, che c'era in già in Luciano e si distacca dallo schematico della filosofia. Lopera quindi è composta da questi che sono 24 dialoghi di personaggi avvolte fittizi avvolte reali, ma i personaggi non vengono contestualizzati in un contesto storico. I personaggi, sul palcosceno, emergono al diffuori di qualsiasi contesto storico. Personaggi come Galileo Galilei, vengono privati del loro contesto storico, perché non devono rappresentare il personaggio ma l'idea. Alcuni personaggi sono portavoce del personaggio di leopardi. C'è un intento pedagogico, vuole portare una nuova morale laica che sia spoglia di qualsiasi illusione. Vuole portare una nuova morale su cui basarsi. Quindi bisogna spogliarsi di tutte le illusioni. Perché se da una parte la ragione osserva tutto in maniera scientifica, Leopardi dice che la ragione è ambivalente perché da una parte distrugge le illusioni,ma è anche l'unico strumento per fondare una nuova consapevolezza laica. La ragione è importante perche permette all'uomo di fondare una nuova consapevolezza laica.
Operette morali L'opera in prosa di leopardi è costituita dall'operette morali, che sono le opere filosofiche di leopardi e dallo zibaldone. Mentre i canti sono opere in poesia. All'interno si ha un pensiero filosofico con una matrice laica. Leopardi anche in quest'opera ha un iter cioè ha più stesure. Sappiamo che nella sua vita abbiamo la conversione dal bello al vero. Quindi alla filosofia si accentua quello che è il suo pessimismo nato dalle sue delusioni come quello del viaggio a Roma, dove aveva moltissime aspettative che invece si rivela una delusione perche roma è una citta grezza, ancora arretrata. E incomincia a pensare a un progetto che possa scuotere la patria, quindi un progetto che abbia un'utilita etica, che trasmetta una nuova morale. Perché lui vuole scuotere attraverso questo nuovo sistema di valori la patria. I suoi modelli sono: • Luciano di samosata, è autore greco che aveva scritto dialoghi dei morti ed i dialoghi dei marini. Che con l'ironia prendeva in giro i costumi del tempo. Diventw il punto di riferimento per quanto riguarda l'ironia. • Platone con il dialogo platonico. • La matrice petrarchesca c'è sempre. La prima stesura l'abbiamo nel 1820 e in un anno compone ben 20 delle 24 operette. La prima pubblicazione invece l'abbiamo nel 1827, dove viene pubblicata anche l'edizione dei promessi sposi, che avra successo enorme. Quella di leopardi verrà criticato, c'è un dissenso e anche un disinteresse da parte dei contemporanei per questa opera.
il sabato del villaggio Fu composta nel 1929, fa parte dei canti pisano-recanatesi. Questa e la raccolta in cui il dolore da individuale diventa un dolore e infelicità universale. Il sabato del villaggio e la quiete dopo la tempesta, all'interno della raccolta, rappresentano un dittico, cioè sono due liriche che possiamo accostare, perché entrambe indagano sul tema quello del piacere. Nella quiete dopo la tempesta il piacere è figlio d'affanno, ossia il piacere nasce dalla cessazione del dolore. Mentre nel sabato del villaggio il piacere è dato dall'attesa di qualcosa di futuro che non si realizza, perché poi quando il futuro diventa presenta c'è solo tedio e noia. Infatti il giorno più bello è il sabato perché si pregustano le gioie della domenica che poi però arrivata la domenica è solo noia e tedio perché si pensa al lunedì. Quindi il piacere sta nell'attesa. Il tedio e la noia sono quasi sinonimi in leopardi, e il tedio e la noia sono simili alla morte quindi qualcosa che non ti da sensazioni. Questa poesia fa parte dei canti pisano-recanatesi perchè alla fine abbiamo la riflessione sul vero, sull'infelicita che però a differenza delle altre liriche non avviene in maniera brusca, in A silvia abbiamo la morta, nella quiete dopo la tempesta il piacere che è figlio d'affanno. Quindi in questa lirica non abbiamo il vero che viene esplicitato. Il vero filosofico non viene espresso in maniera brusca, non viene messo in evidenza. Una caratteristica di questi canti pisano-recanatesi è la riflessione alla fine. In cui molto spesso questa riflessione avviene in maniera brusca mentre qui no.
5) Altra sezione: Ciclo di Aspasia. Sono 5 liriche scritte a Firenze, dove si innamora davvero. Si tratta di 5 liriche dedicate a Fannì Targioni Tozzetti. Lo tradirà con l'amico Ranieri. Nobildonna e viveur alla quale Leopardi dà il soprannome di Aspasia, la donna amata da Pericle. Le scrive a sé stesso perché in questa raccolta vi è la caduta dell'ultima illusione cioè l'amore. Sono liriche anti-idilliche, antipoetiche, cambia totalmente registro, usa una rima franca, spezzata, parole isolate, parole impoetiche, suoni secchi, manca musicalità, poeticità. L’ultima è La Ginestra rappresenta il testamento spirituale di Leopardi, è la lirica più lunga: 237 versi. Vi è un’epigrafe in greco all'inizio ed abbiamo una evoluzione del pensiero leopardiano. La "social catena" è il concetto sviluppato qui da Leopardi: Leopardi invita gli uomini a unirsi in una catena sociale per coalizzarsi contro il nemico comune ossia la natura. Inoltre, all'interno di quest'opera c'è anche una dura critica al suo secolo scrivendo nella seconda strofa "secol superbo e sciocco", criticandone l’eccessivo ottimismo e la prima strofa finisce con le "magnifiche sorti progressive”.
5) Altra sezione: Ciclo di Aspasia. Sono 5 liriche scritte a Firenze, dove si innamora davvero. Si tratta di 5 liriche dedicate a Fannì Targioni Tozzetti. Lo tradirà con l'amico Ranieri. Nobildonna e viveur alla quale Leopardi dà il soprannome di Aspasia, la donna amata da Pericle. Le scrive a sé stesso perché in questa raccolta vi è la caduta dell'ultima illusione cioè l'amore. Sono liriche anti-idilliche, antipoetiche, cambia totalmente registro, usa una rima franca, spezzata, parole isolate, parole impoetiche, suoni secchi, manca musicalità, poeticità. L’ultima è La Ginestra rappresenta il testamento spirituale di Leopardi, è la lirica più lunga: 237 versi. Vi è un’epigrafe in greco all'inizio ed abbiamo una evoluzione del pensiero leopardiano. La "social catena" è il concetto sviluppato qui da Leopardi: Leopardi invita gli uomini a unirsi in una catena sociale per coalizzarsi contro il nemico comune ossia la natura. Inoltre, all'interno di quest'opera c'è anche una dura critica al suo secolo scrivendo nella seconda strofa "secol superbo e sciocco", criticandone l’eccessivo ottimismo e la prima strofa finisce con le "magnifiche sorti progressive”.
4) L'altra sezione nei Grandi idilli è quella dei Canti pisano-recanatesi (A Silvia, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia) scritti tra il 1828 ed il 1830, tra Pisa e Recanati. Riprende dopo un periodo di pausa a scrivere nuovamente poesia. La prima è A Silvia. All'interno troviamo il vero, quindi se da una parte Leopardi riprende il vago e l’indefinito attraverso la rimembranza, ossia è il ricordo che alimenta la poesia. In queste poesie ora l'elemento è quello del vero, siamo nel periodo del pessimismo cosmico. Dal punto di vista metrico abbiamo la canzone libera leopardiana è uno schema metrico in cui si alternano endecasillabi e settenari in uno schema libero ossia senza un ordine ben definito che influenzerà tantissimo la poetica del 1900. In A Silvia troviamo il tema del passato, legato alle speranze e alle illusioni della giovinezza, contrapposto alla morte, che cancella quelle speranze. La tomba di Silvia diventa quindi il simbolo della fine delle illusioni e delle aspettative per il futuro, la speranza che viene cancellata dalla tomba. Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Leopardi arriva a una conclusione funesta: è infelice per ogni essere umano il giorno della nascita, indipendentemente dal fatto che si nasca in una situazione favorevole o sfavorevole. La nascita, quindi, segna l’inizio di una vita destinata alla sofferenza e all’infelicità ... è funesto per te il giorno in cui sei nato.
4) L'altra sezione nei Grandi idilli è quella dei Canti pisano-recanatesi (A Silvia, Il sabato del villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia) scritti tra il 1828 ed il 1830, tra Pisa e Recanati. Riprende dopo un periodo di pausa a scrivere nuovamente poesia. La prima è A Silvia. All'interno troviamo il vero, quindi se da una parte Leopardi riprende il vago e l’indefinito attraverso la rimembranza, ossia è il ricordo che alimenta la poesia. In queste poesie ora l'elemento è quello del vero, siamo nel periodo del pessimismo cosmico. Dal punto di vista metrico abbiamo la canzone libera leopardiana è uno schema metrico in cui si alternano endecasillabi e settenari in uno schema libero ossia senza un ordine ben definito che influenzerà tantissimo la poetica del 1900. In A Silvia troviamo il tema del passato, legato alle speranze e alle illusioni della giovinezza, contrapposto alla morte, che cancella quelle speranze. La tomba di Silvia diventa quindi il simbolo della fine delle illusioni e delle aspettative per il futuro, la speranza che viene cancellata dalla tomba. Nel Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Leopardi arriva a una conclusione funesta: è infelice per ogni essere umano il giorno della nascita, indipendentemente dal fatto che si nasca in una situazione favorevole o sfavorevole. La nascita, quindi, segna l’inizio di una vita destinata alla sofferenza e all’infelicità ... è funesto per te il giorno in cui sei nato.
3) La terza parte è squisitamente poetica, Piccoli Idilli. Idillio deriva dal greco eidýllion e significava immagine, quadretto. Poi, nella letteratura greca, inizia ad indicare una letteratura pastorale, incontrata già con Virgilio nelle Georgiche => l’idillio aveva una ambientazione agreste, ma Leopardi utilizza questo termine in maniera del tutto nuova: non abbiamo alcun elemento che ci riporti alla poesia agreste, ma diventa uno spazio interiore. Sta ad indicare tutto ciò che è sentimento e interiorità. Secondo alcune fonti, Leopardi utilizza questo termine perché traduce gli “Idilli” di Angelo Mosco, rimanendo affascinato da questo termine. All'interno di queste liriche abbiamo un nuovo stile, con parole pellegrine, semplice e diretto, quasi colloquiale, ma con termini vaghi e indefiniti che si rifanno alla metrica tradizionale => abbiamo riferimenti alla tradizione (L’infinito del 1819, qui abbiamo 15 versi invece dei 14 della metrica tradizionale, quasi come dovesse dare l’infinito anche attraverso i versi; La Luna e La sera del dì di festa). All'interno degli idilli possiamo ritrovare la tradizione classica con Omero, Pindaro, Orazio che non vengono imitati ma filtrati, Leopardi riprende la tradizione classica e la modifica in maniera originale e autonoma => ritroviamo degli elementi della tradizione classica che vengono rivisti, modificati, filtrati con il suo punto di vista e il suo modo di sentire: in questo sta la grandezza di Leopardi. Simile aveva fatto Ariosto. All'interno di questa parte abbiamo una cura per le parole.
1) La prima parte sono le Canzoni civili, di matrice classica, tipo petrarchesco, temi sono “impegnati, alla patria, all’Italia, ad Angelo Mai. Le canzoni civili hanno un impianto classico. Tematiche importanti in quanto tratta la crisi civile dell’Italia, Leopardi vuole riscattare l’Italia che sta attraversando un periodo di crisi. È influenzato dall’amicizia di Pietro Giordani, intellettuale, amico di Leopardi che credeva moltissimo nel giovane Leopardi e che Leopardi considerava quasi un padre (lo incoraggiava a scrivere, ad uscire dal selvaggio borgo natio ossia da Recanati). In queste canzoni abbiamo la contrapposizione tra la grandezza dell’Italia e la miseria attuale, tra la corruzione dei moderni che sono incapaci di avere grandi ideali, di compiere azioni eroiche e la grandezza, i fasti degli antichi. Angelo Mai era quello che aveva scoperto l'opera di Cicerone. Dal 1818-1821. 2) Le due Canzoni del suicidio (1821-1822). Inizia a cambiare il pensiero italiano, la natura non più benigna, cadono le illusioni e si inizia a intraprendere il cammino verso il pessimismo cosmico, l’infelicità umana. Le due canzoni sono “Bruto minore” e “Ultimo canto di Saffo” => anche gli antichi sono infelici e l’infelicità è una condizione ineluttabile, che non può cambiare. Il suicidio non è visto come una resa, non è un atto di disfatta, ma un gesto di protesta, di ribellione (Saffo si uccide per sfidare la natura, si uccide come sfida al fato perché il fato è colpevole di aver dato una bella anima ad un corpo brutto). Saffo come alter ego di Leopardi, Saffo si uccide come atto eroico come protesta nei confronti del fato. Saffo è una poetessa greca, che vive nell’isola di Lesbo, si innamora del giovane Faone, ma lui la rifiuta perché brutta e si uccide gettandosi dalla rupe di Leucade.
1) La prima parte sono le Canzoni civili, di matrice classica, tipo petrarchesco, temi sono “impegnati, alla patria, all’Italia, ad Angelo Mai. Le canzoni civili hanno un impianto classico. Tematiche importanti in quanto tratta la crisi civile dell’Italia, Leopardi vuole riscattare l’Italia che sta attraversando un periodo di crisi. È influenzato dall’amicizia di Pietro Giordani, intellettuale, amico di Leopardi che credeva moltissimo nel giovane Leopardi e che Leopardi considerava quasi un padre (lo incoraggiava a scrivere, ad uscire dal selvaggio borgo natio ossia da Recanati). In queste canzoni abbiamo la contrapposizione tra la grandezza dell’Italia e la miseria attuale, tra la corruzione dei moderni che sono incapaci di avere grandi ideali, di compiere azioni eroiche e la grandezza, i fasti degli antichi. Angelo Mai era quello che aveva scoperto l'opera di Cicerone. Dal 1818-1821. 2) Le due Canzoni del suicidio (1821-1822). Inizia a cambiare il pensiero italiano, la natura non più benigna, cadono le illusioni e si inizia a intraprendere il cammino verso il pessimismo cosmico, l’infelicità umana. Le due canzoni sono “Bruto minore” e “Ultimo canto di Saffo” => anche gli antichi sono infelici e l’infelicità è una condizione ineluttabile, che non può cambiare. Il suicidio non è visto come una resa, non è un atto di disfatta, ma un gesto di protesta, di ribellione (Saffo si uccide per sfidare la natura, si uccide come sfida al fato perché il fato è colpevole di aver dato una bella anima ad un corpo brutto). Saffo come alter ego di Leopardi, Saffo si uccide come atto eroico come protesta nei confronti del fato. Saffo è una poetessa greca, che vive nell’isola di Lesbo, si innamora del giovane Faone, ma lui la rifiuta perché brutta e si uccide gettandosi dalla rupe di Leucade.